I consumatori sono viaggiatori emozionali alla ricerca della giusta parola

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di Carlotta Silvestrini

I consumatori sono viaggiatori emozionali. Colgono l’annuncio pubblicitario, incuriositi desiderano. Vanno oltre, leggono, si informano. Scettici, ma anche ingenui. Dubitano, poi riflettono, poi tornano.
Talvolta volubili come in una seconda adolescenza, hanno un gran da fare tra siti di recensioni e sensi di colpa, incerti su quale valore reale abbia l’agognato bene, come eternamente combattuti – seppure accada nell’arco di pochi istanti – tra il cedere a un desiderio troppo azzardato e la necessità pratica colmata dal possesso.

In tutto questo, ogni buon comunicatore può diventare timone.

Parole e immagini che si uniscono come a formare un saldo corrimano con cui delimitare il percorso d’acquisto, dissipando i dubbi, aumentando la sensazione di fiducia, innescando il giusto stimolo nel momento più adatto.
Se le immagini sono cassa di risonanza per ottenere il risultato, il potere più grande qui è riservato alle parole. Parole che ora sono vocaboli, ora metafore, ora onomatopee.

Parole che si plasmano prima per affascinare, poi per convincere.
Parole che talvolta sono così potenti da diventare veri e propri brand e allora ne basta una, una sola, per racchiudere un intero universo di desideri esauditi e bisogni soddisfatti.

Così il nome del brand diventa scrigno di significati, non più marca, ma antonomasia di ciò che rappresenta per il consumatore.
L’obiettivo dell’acquisto è quindi presto raggiunto, senza più esitazioni, senza più costruire lunghi corrimano.

Il consumatore non ha più bisogno di una carta da cucina che funga da tovagliolo o multiuso, il nuovo bisogno di chiama “Scottex”. Non deve più scegliere tra decine di nastri adesivi differenti dei quali constatare rapporto qualità prezzo e capacità adesiva… perché sa che ha bisogno di “Scotch”. Non ha dubbi sulla crema spalmabile alla nocciola, perché essa risponde al nome “Nutella” e qualunque perplessità è presto svanita. È quella l’originale, quindi è quella per forza buona.

Sono brand divenuti parole, parole divenute brand.

E vince la gara del mercato chi è più bravo a rimanere nella mente di quella grande folla emozionale che sono i consumatori, nella loro inconsapevole ricerca non più di un bisogno, ma della parola migliore che ne rappresenta l’appagamento.

 

Carlotta Silvestrini, Digital Rebranding Strategist

 

 

 

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