L’effetto urticante di certe parole

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Testo scritto da Annamaria Anelli

Che effetto fa?

Qualche giorno fa ho scoperto che qualcuno scrive ancora “Accusiamo ricezione”. In realtà non l’ho scoperto, me lo hanno proprio detto in faccia, in aula.

È come leggere al fondo della email “Si prega di rimandare sottoscritto il presente contratto per accettazione”, anzi, “Il Consiglio Direttivo, vista la sua pregressa richiesta, ha deliberato di trasmetterle il materiale per la lezione. Non esiti a contattarci per sopravvenienti istanze”.

Per una volta non facciamo il processo al burocratese (che ci starebbe tutto), ma cerchiamo di vedere di nascosto l’effetto che fa. E lo scopriamo confrontando le tre espressioni in epigrafe (aiutooooo, anche questo si scrive ancora!) con quelle che potrebbero diventare.

Accusiamo ricezione
L’abbiamo ricevuto, grazie.

Si prega di rimandare sottoscritto il presente contratto per accettazione
Ci rimandi il contratto firmato per accettazione, grazie.

Il Consiglio Direttivo, vista la sua pregressa richiesta, ha deliberato di trasmetterle il materiale per la lezione. Non esiti a contattarci per sopravvenienti istanze
Ecco il materiale che ci ha richiesto. Se serve altro, ci contatti pure.

Ma noi siamo in un contesto formale/va bene
Ma noi non possiamo essere “casual”/ va bene
Ma le persone a cui scriviamo non sono nostre amiche/va bene!

Va bene tutto, perché la formalità – se serve – va conservata, ma questo non vuol dire che dobbiamo essere odiosi. Sì, l’ho scritto, odiosi.
La formalità intesa come uso di un linguaggio spersonalizzante e distanziante suona come il gessetto che gratta la lavagna. Rendo l’idea?

Da lettori/fruitori di questo tipo di scrittura non ci lamentiamo, non rispondiamo chiedendo più umanità nei testi, di solito accettiamo supini.
Però, adesso, qui, ti chiedo: perché?

Pensa che effetto farebbe se rimandassimo indietro le email con le parole che vorremmo sentirci rivolgere, se andassimo in giro a riscrivere gli avvisi cattivi. Sì, CATTIVI, perché stranianti, distanzianti e urticanti.
Le parole che scegliamo parlano di noi. Davvero vogliamo essere ricordati per le nostre sopravvenienti istanze?

Dalla scrittura passa ciò che pensiamo della persona a cui scriviamo, il rapporto di forza che intratteniamo con lei, quanto siamo (o no) disponibili a venirle incontro.

Scrivere in maniera chiara e comprensibile non c’entra (solo) con la tecnica, c’entra con il rapporto che noi vogliamo costruire con il mondo nel quale abitiamo e con le altre persone, nostre compagne di viaggio.

Un anno fa circa ero in stazione, a Torino Porta Nuova, e sul pianoforte nero che sta sempre lì con qualcuno che lo accarezza armonioso, c’era un AVVISO CATTIVO. L’ho “tradotto” e l’ho pubblicato sul mio profilo Fb. Quanti amici mi hanno scritto di correre a sostituirlo! Ormai ero in treno, non potevo, ma mi è rimasto il dispiacere di non averlo fatto.

Se capita anche a te, vai, riscrivi e fotografa. Vinceremo tutti.

Prima
Con la presente vi informiamo che stiamo provvedendo ad eseguire una manutenzione straordinaria al pianoforte dovuta alla grande “usura”.
Lo stesso sarà di nuovo disponibile per tutti da 23 ottobre 2015.
Grazie per la collaborazione.

Dopo
Ciao a tutti voi che suonate questo magnifico pianoforte. Da quando ci siete, ogni addio, qui in stazione, è diventato un arrivederci.
Le note e le emozioni lo hanno stancato un po’ e ha bisogno di qualche cura.
Dal 23 ottobre sarà di nuovo qui, pronto a ricevere le vostre dita e i vostri pensieri innamorati.
Grazie a tutti!

Testo scritto da Annamaria Anelli

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